La Procura di Roma ha ricostruito davanti alla Corte il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni come un delitto maturato dentro una “zona d’ombra” in cui, secondo l’accusa, il diritto avrebbe cessato di esistere. Nell’aula bunker di Rebibbia, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha pronunciato una requisitoria durissima nel processo a carico di quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani, accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore friulano al Cairo nel gennaio 2016. Al centro dell’intervento del magistrato ci sono stati il corpo di Regeni, le risultanze medico-legali italiane e la convinzione della Procura che le autorità egiziane abbiano scelto di non perseguire i propri funzionari, ma di proteggerli.
Il corpo di Regeni al centro dell’accusa
Mostrando in aula le immagini della Tac eseguita sul corpo del ricercatore, Colaiocco ha parlato di “un corpo spezzato dal dolore”, sostenendo che proprio su quelle evidenze “il regime egiziano non h…
